lunedì 31 ottobre 2011

Ira

Delia è giunta ad una conclusione.
Una conclusione irosa che potrebbe risultare un po' cruda, ma è la realtà dei fatti: i genitori che meritano i loro figli e ne sono fieri, finiscono con il perderli. I genitori che non si meritano i figli che hanno, malgrado tutto continuano ad avere la possibilità di averli accanto e di vederli crescere e farsi strada nella loro quotidianità.

Delia è giunta a questa conclusione dopo aver appreso della morte di due giovanissimi dello starsystem italiano: il motociclista Marco Simoncelli e l'attore Damiano Russo.

Entrambe giovani, belli, talentuosi e amati da chiunque avesse dei contatti con loro, hanno lasciato un vuoto nelle loro famiglie che non potrà mai essere colmato. Perché il posto che occupavano era stato pensato solo ed esclusivamente per loro. 

La loro morte, mi ha portato a riflettere e mi ha dato la conferma che non esiste alcun tipo di giustizia, né terrena né ultraterrena. 
Quando apprendi della morte di giovanissimi - famosi e non - i quali hanno una famiglia alle spalle che li ama e sostiene, che hanno avviato una propria carriera lavorativa, che donano immense soddisfazioni, sorge spontaneo pensare che il Dio a cui rivolgiamo le nostre preghiere, in realtà sia solo un bambinone che si diverte a giocare con il suo set di casa delle bambole.

Non voglio risultare blasfema, io credo nell'esistenza di Dio ma, da qualche hanno a questa parte, ho cominciato a dubitare della sua immensa misericordia.
Dov'è quando ad un bambino viene usata violenza?
Dov'è quando una ragazzina sparisce nel nulla e poi viene ritrovata assassinata?
Dov'è quando l'ennesimo bambino che nasce dovrà crescere di stenti?
Dov'è quando un giovane viene travolto da un automobilista ubriaco?
Dov'è quando un giovane comincia a perdere il controllo della sua moto?
Dov'è quando i suoi figli minori hanno bisogno di aiuto?

Quelle famiglie meritavano i loro figli, li amavano e hanno fatto di tutto per sostenerli e non fargli mancare mai niente - nel limite delle loro possibilità. Allora perché, mi domando, sono stati strappati alla vita cosi presto?

Ci sono genitori che non hanno nessun riguardo nei confronti dei loro figli, egoisticamente pensano che gli siano stati dovuti e che quindi sfamarli e vestirli sia già abbastanza - quando lo fanno.
Delia fa parte di uno di questi figli.
Uno dei suoi due genitori non si cura molto della salute dei suoi figli. Pensa che se stanno bene fisicamente, allora non gli serva più niente.
E allora si comporta come cavolo gli pare, fa i suoi "porci comodi" e pretende che questi figli di cui non si cura, si curino di questo genitore e si preoccupino di non farlo sfigurare quando escono nel mondo.
La gente che mormora deve pensare che abbia fatto un ottimo lavoro con questi ragazzi, nessuno deve permettersi di dire che sono dei ragazzacci. Ci perderebbe la faccia e la reputazione, il genitore.

E allora mi domando... perché?
Perché chi ha dei figli e li ama, finisce con il perderli?
Perché chi dei figli ne fa solo un vanto di capacità riproduttiva, continua ad averli al fianco?

lunedì 3 ottobre 2011

Vagito: ritorno alle origini

Questa volta, come mai prima, Delia ha desiderato davvero tanto tornare alle origini.
Ha desiderato di poter tornare al suo primo pianto.
Al vagito primordiale.

Avete presente il pianto di un neonato subito dopo aver abbandonato il caldo utero materno?
Ecco, Delia ha desiderato disperatamente poter rivivere quella sensazione.
Ed era pure ad un passo dal farlo, a dire il vero.
La sua vita è stata ad un passo dall'essere completamente stravolta.
Senza paura, né rimpianto avrebbe accolto quella che sembrava l'inizio di una nuova esistenza.

Delia ci ha creduto davvero.
Questa volta ha pensato davvero che avrebbe messo un bel punto e sarebbe andata a capo con una bella e nuova lettera maiuscola.
Ma non è successo.
E il vagito che doveva simboleggiare un ritorno all'origine di tutto, è stato solo l'ennesimo pianto delirante e disperato...